Affitto € 7,70 a Roma

Un cittadino romano, signor Gianpaolo Cuccari ha voluto investigare sugli affitti degli immobili a Roma. Di 24.525 appartamenti di proprietà del Comune, Cuccari ha scoperto che quasi un terzo, 7.066 case, sono affittate… Leggi tutto

Un cittadino romano, signor Gianpaolo Cuccari ha voluto investigare sugli affitti degli immobili a Roma. Di 24.525 appartamenti di proprietà del Comune, Cuccari ha scoperto che quasi un terzo, 7.066 case, sono affittate a 7 euro e 75 centesimi al mese, mentre le abitazioni di prestigio affittate dal Campidoglio partono da più di mille euro al mese, infine il 95,1%  delle case affittate a meno di 300 euro sono solo topaie o quasi, in periferia.
roma

Il signor Cuccari ha quindi denunciato il fatto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti: «Nel corso del tempo il Comune di Roma non ha mai aggiornato i canoni e, in conseguenza dell’ingresso nell’euro, appare certo che si sia limitato a fare la conversione dell’importo nella nuova moneta. La documentazione allegata al presente esposto pone in evidenza, essendo gli importi dei canoni differenziati a seconda della colorazione utilizzata, il metodo con cui sono stati enucleati i dati sopra indicati». La prova? «Nel medesimo immobile spesso è possibile rinvenire la situazione per cui la maggior parte delle persone paga canoni irrisori, mentre altri soggetti abitanti nel medesimo palazzo pagano canoni che, seppur affatto alti, sono notevolmente superiori agli altri». Ovvio: chi era già dentro ha continuato a pagare cifre risibili per decenni senza che alcuno si prendesse la briga di andare ad aggiornare l’affitto.
Di più ancora: «Sorge il fondato sospetto che nel corso del lungo tempo trascorso dal momento della prima assegnazione soggetti diversi dai legittimi assegnatari abbiano goduto degli immobili ad insaputa degli organi comunali competenti, colposamente inerti». Immaginiamo la faccia del procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Nottola: «Ma non c’è nessuno che controlli?». Intendiamoci: in una metropoli come Roma, con tutti i problemi sociali che esistono e si sono aggravati negli ultimi anni, ci sta pure che alcune abitazioni pubbliche vengano assegnate a prezzi ultra-popolari. Ma quelle case a 7,75 euro al mese son davvero occupate solo da vecchi pensionati impoveriti dalla crisi o da famiglie indigenti che non ce la fanno? Dubitiamo.

Nei mesi scorsi sono stati portati alla luce casi piuttosto assurdi, come, un appartamento di 70 metri quadrati in via dei Cappellari, a Campo de’ Fiori, affittato a 222 euro o la casa di 122 metri quadri in via Labicana, vicino al Colosseo €174,00 o un monolocale in piazza Navona a € 22,00. Incredibile è quello di un bar in via dei Campi sportivi, oltre Villa Glori, che sborsa 26 euro mensili: ottantasei centesimi al giorno! O di un ristorante in via Appia Antica: 258 euro al mese. Cioè 8 al giorno: il costo di un contorno, patate o cicoria.
Curioso vero? Ancora di più lo è il fatto che le prime denunce su questa situazione risalgono al 1977. quando l’allora sindaco Giulio Carlo Argan, mise sotto inchiesta l’assegnazione di 2002 case comunali.
Da allora, è stato un continuo succedersi di inchieste, polemiche, promesse di svolte virtuose e definitive, vi ricordiamo solo lo scandalo, di vent’anni fa di Affittopoli quando saltò fuori che anche abitazioni comunali di prestigio erano finite a politici, amici di politici, parenti di politici…

Il Giornale , fece una dura campagna stampa: «su un patrimonio valutato sui 15.000 miliardi di lire il Comune ne attende 40 di incasso ogni anno, ma, a conti fatti, ne arrivano solo la metà» ossia, dal tesoro immobiliare del valore di 11 miliardi e mezzo d’oggi, il Campidoglio ricavava una quindicina di milioni, per spenderne poi 106 per la manutenzione.

I 24.525 appartamenti di cui parlavamo all’inizio non sono nemmeno l’intero patrimonio capitolino. Per arrivare alla cifra ufficiale degli immobili comunali di edilizia residenziale contenuta nell’esposto di Cuccari, ovvero 42.455, occorre aggiungerne 17.930 dei quali, non si sa nulla
Nel settembre del 2012, uscì un’Ansa: «Contro le case e gli immobili pubblici dati in affitto per due soldi arriva a Roma l’Anagrafe pubblica degli immobili». Poi? Il nulla…
Anche Ignazio Marino, nel settembre 2014, aveva detto di voler «avviare le attività propedeutiche» per adeguare i canoni, ma per il momento nessun risultato, anzi…La Romeo Giusti la società privata che da anni amministra diversi immobili e si occupa delle varie manutenzioni a Febbraio di quest’anno ha fatto presente che non ha mai avuto disposizioni dal Comune in merito all’aumento degli affitti. Quindi? Avrà una conclusione questa storia prima o poi?!?

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